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Cronache di vita matrimoniale – Il matrimonio d’agosto

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C’è un momento, nella vita di tutti noi, quando sembra che tutto stia scorrendo per il verso giusto: nessuna grana a lavoro, ottima salute, la moglie che non ti chiede di buttare l’immondizia… Tutto perfetto!

Poi, una mattina, apri fischiettando la buca delle lettere e trovi lui: l’invito al matrimonio.
Non hai ancora aperto la missiva e sai già di cosa si tratta. Lo percepisci dalla grammatura della carta, dal filo di raffia che la chiude, dalla notifica sullo smartphone della banca che, preventivamente, ti ha già detratto mille euro dal conto.

Mostri l’invito alla moglie e l’attenzione va subito su due particolari: chi si sposa e quando.
Scopri, così, di avere un cugino di nome Domenico che è lieto di invitarti al suo matrimonio il 9 di agosto.
Dentro l’invito trovi anche un minuscolo bigliettino con le indicazioni sulla location del rinfresco ed un mega foglio con i cinque posti dove poter comprare il regalo di nozze; negozi che riescono a maggiorarti del 300% il costo di un oggetto che non vorresti ricevere nemmeno alla tombola della parrocchia. Ma è una cortesia che ti fanno per evitare che tu debba avere il pensiero di cosa regalare agli sposi… Una cortesia, per la quale non vedi l’ora di ringraziare l’inaspettato cugino.

Mentre la moglie passa in rassegna i vestiti a disposizione per l’evento (avendo, di fatto, già deciso in pochi secondi gli outfit di ogni membro della famiglia), tu pensi alla vacanza che avevi prenotato proprio in quella settimana.

Arriva il grande giorno!

Chiesa gremita di gente. Fanno sfoggio i primi abiti femminili il cui cattivo gusto è direttamente proporzionale al grado di parentela: più sei legato agli sposi, maggiormente devi farti notare.
La chiesa si riempie sempre più… Bella la chiesetta di campagna che hanno scelto! Molto intima, troppo intima… E’ tanto natural-biologic che non ci sono i condizionatori, ma una decina di improbabili ventilatori più in difficoltà del nodo della tua cravatta.

La funzione finisce. Gli sposi si assenteranno giusto quelle due orette per fare un servizio fotografico che non guarderanno mai.

Ci avviamo alla sala ricevimenti.
Ed è qui, che noi uomini di panza, daremo il meglio, soprattutto se la moglie ha proferito le tanto attese parole: <<Il pranzo è a Buffet!>>

I camerieri, in assetto da guerra, cominciano a disporre i piatti. Sono guardinghi, silenziosi. Ci osservano con timore: stanno cercando di capire chi comincerà per primo. Tu sei li che stai parlando con un amico dello sposo ma non ti curi della discussione. Stai osservando i tuoi competitors, la loro disposizione sul campo di battaglia.
Con finto perbenismo rimproveri un bimbetto che aveva messo il dito nell’insalata russa <<non si fa! non abbiamo ancora cominciato>> e intanto fai un decisivo passo verso la tavola imbandita continuando la finta discussione con l’ignaro interlocutore.

Manca poco… I camerieri sono schierati, parlottano tra di loro… Lo senti, è il momento. L’adrenalina sale.

Poi, d’improvviso, senti la voce di tua moglie: <<caro, il bimbo si è versato la coca-cola sulla maglietta. Vai in macchina a prendere il cambio?>>. Con un finto sorriso annuisci. Ti divincoli tra vecchiette con il ventaglio ed abiti sfarzosi, dimentichi l’incredibile caldo estivo. Arrivi alla macchina esposta al sole d’agosto, ti ustioni all’apertura dell portiera, prendi la magliettina, lasci la macchiana aperta (tanto chi vuoi che entri con i 50 gradi dell’abitacolo) e corri verso la sala.

Pochi passi dalla porta e senti quel brusio tipico che annuncia l’inizio del buffet.
Non vuoi cedere, non puoi!

Ti avvicini all’angolo del tavolo (statistiche dicono che lì si ha una maggiore percentuale di riuscita nel riempire il piatto) in cerca dell’agognato cibo. Non c’è nemmeno uno spiraglio in cui infilare una mano. La sfortuna ti si accanisce contro: hai davanti a te un vecchietto che si è inchiodato lì! Riempie il piatto e lo passa alla moglie; ne fa un secondo e lo passa al vicino della casa di riposo. Poi un terzo…
Decidi di puntare sulla simpatia. Fai battute simpatiche alla cameriera biondina. Lei non recepisce il messaggio.
Guardi sconsolato i piatti che si vuotano e vorresti prendere a gomitate tutti.
Ecco uno spiraglio! Venti centimetri liberi tra due invitati per prendere le ultime due tartine rimaste. Poca roba, ma è già qualcosa. Racimoli un pezzo di formaggio, una fetta di melone e prosciutto crudo, e pane… pane in abbondanza.

Desisti, sconfitto.
Poi senti la dolce voce di tua moglie: <<amore, ci ho pensato io a te!>>
Ed ecco materializzarsi davanti ai tuoi occhi un piattone di patate lesse, cavolfiori al vapore, finocchi gratinati e qualche verdura in pastella.
<<Non vorrai mica ingozzarti come lo scorso matrimonio? Lo sai che poi ti senti male!>>

Ti scorre tutta la recente vita davanti: l’invito avvolto con la raffia, il costoso regalo, la prova del vestito, il caldo della chiesa… Tutto davanti a te. In pochi secondi mentre il cavolfiore al vapore ti guarda sconsolato.

Tratto da una storia vera!

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