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Il lunedì di pasquetta.

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Tra qualche giorno sarà Pasqua.
Inevitabilmente i miei ricordi vanno al lunedì di pasquetta giorno che, nella mia infanzia, aveva sempre lo stesso sapore e colore: campagna, famiglia, divertimento e gioia.

La mattina, pieni di euforia, io e mio fratello eravamo già in piedi pronti per la consueta gita in campagna. Indossate tute da ginnastica già logore (perchè rovinarne sistematicamente delle nuove???), e scarpe da ginnastica ormai in disuso, eravamo pronti per la nuova avventura.
Sul tavolo di casa la spesa: carne da arrostire, carciofi, bibite, pane e posate. Tutto pronto? No! Il carbone per accendere il barbecue… e l’alcol, i cerini… Ovviamente l’immancabile pallone Super Tele.

Il viaggio sui sedili posteriori dell’Alfa Romeo 1600 aveva un sapore unico. Le canzoni del momento urlate a squarciagola, le battute, i sorrisi. Guardavamo fuori dai finestrini un mondo troppo grande per noi… Un mondo ancora da scoprire.

Raggiunta la meta cominciava la festa.
I saluti con i parenti, gli schiamazzi.
Il vecchio tavolino, nell’angolo, faceva fatica a contenere la spesa portata da ognuno di noi. Tanta roba, troppa roba come sempre accade quando si ha paura di restare affamati…
Poi le lunghe passeggiate tra gli alberi di ulivo, i frutti raccolti furtivamente dall’albero del vicino, i fichidindia…

Immancabile arrivava il momento della partita a pallavolo (o a qualcosa che potesse minimamente somigliargli…).
Squadre miste nell’età, nel sesso, nella “stazza” dei partecipanti.
Un filo di spago teso tra due rami era la rete. A delimitare i confini del campo ci pensava la fantasia… Una volta era punto, un’altra era fuori dal campo… e vai con le contestazioni, risate e la solita ironia.

Intanto una colonna di fumo si alzava nel cielo ed un invitante odore ci confermava che ormai il pranzo era quasi pronto. In una vecchia pentola, per l’occasione diventata vassoio, una quantità indicibile di carne di maiale e salsiccia.
Sul tavolo, quanto mai fuori luogo, le posate. Bastavano delle sudicie mani ed un pezzo di pane per dar inizio al banchetto.

Il buon vino scorreva, così come il tempo in quella frizzante giornate di primavera.

Dopo l’abbondante pranzo, un senso di sazietà aveva sopito le nostre intemperanze… La sedia (o qualcosa che somigliasse ad essa) era la nostra salvezza. Nessuna voglia di passeggiare ne, tantomeno, di giocare a pallavolo… Solo qualche coraggioso si ostinava a tirare quattro calci al pallone, ma sentiva addoso gli sguardi indifferenti di chi, appesantito, non voleva proprio saperne di muovere qualche passo. Ci si limitava a respirare quell’aria unica; quegli odori di erba, polline e di spensieratezza.

Poi il rientro.
Le canzoni urlate nel viaggio di andata lasciavano spazio a stanchi silenzi.
Io e mio fratello guardavamo dai finestrini il mondo, grande, forse troppo grande in quello stanco pomeriggio di marzo.
Ci sarebbe stato tempo per scoprirlo. Quel pomeriggio no.
In fondo bastava rilassarsi, chiudere gli occhi e lasciarsi andare ad un dolce sonnellino.
Il tepore dentro l’auto, i tornanti ed i sedili in pelle dell’Alfa Romeo 1600 avrebbero fatto il resto.

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